Lago di Como: amore e intrighi in un best­seller degli anni ’50

Ecco l’incipit del romanzo:

All’inizio del secolo, prima della guerra mondiale, Cadenabbia, sul lago di Como, era un luogo di villeggiatura molto alla moda in settembre. E lo si spiegava facilmente per la bellezza quasi eccessiva del lago sinuoso, circondato da montagne, per le coste ingemmate di paesi dorati e di classiche ville erette tra i cipressi; la punta estrema del lago si stendeva fino alle grandi strade che collegavano l’Italia a tutte le capitali d’Europa, centrale e occidentale, eppure Cadenabbia la si raggiungeva a fatica: ecco un altro dei suoi fascini. Lunghi tratti della costa graziosa non possedevano strade principali. Né traffico, e vi si arrivava per mezzo di un piccolo e lento battello che partiva da Como e andava e veniva da una riva all’altra, da un luogo di sogno all’altro, in un viaggio di incredibile lentezza.

Era meraviglioso arrivare. Poiché in quei paesi nessuna ruota passava mai, non c’erano altri rumori se non le voci umane, il ticchettio degli zoccoli di legno degli abitanti e il mormorio delle onde. Da un balcone all’altro si udiva: “Non è bella questa calma? “Ah! que ce calme est esquis!

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